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domenica 13 maggio 2012

L'importanza della cera


L’importanza della cera    


Negli ultimi anni abbiamo un po’ trascurato  l’importanza  della cera all’interno dei nostri alveari, non riconoscendo il giusto valore  che essa racchiude in sè.
E’ utile considerare  che le api,  sul favo all’interno dell’alveare,  trascorrono  piu’ del 90% della loro vita. Infatti il favo stesso oltre ad essere culla per le uova, protezione, deposito rifugio,  memoria, mezzo di divulgazione, identità specifica della colonia  è soprattutto  struttura ossea, sistema sensoriale   e parte integrante e  di  sopravvivenza della colonia stessa.
L’ape (fine architetto) ha la grande potenzialità  di produrre da  sé il materiale di costruzione del favo, rendendosi quasi unica nel regno animale.
La cera infatti viene prodotta da otto gruppi di ghiandole disposte a coppia  sugli ultimi quattro segmenti  dell’addome delle api, area chiamata anche specchio della cera. Queste ghiandole raggiungono il massimo della maturazione all’incirca tra il dodicesimo ed il diciottesimo giorno di vita per poi regredire.
In un passato, non cosi lontano, gli apicoltori usavano (dico usavano e non usano) all’interno dei loro alveari dei formulati chimici per combattere l’acaro varroa  (Apistan (Fluvalinate mediamente < 0.5 mg/kg di cera), Perizin (Coumaphos mediamente 0.8 mg/kg di cera), Folbex (Bromopropilato mediamente 2.3 mg/kg di cera). si sono  accertati alti livelli di accumulo nella cera  di queste sostanze chimiche in quanto la natura delle molecole che si legano nella cera diventano quasi irremovibili.
In Italia il consumo di cera, supera quello della produzione nazionale, per cui è necessario importarla.
Ecco quindi, quanto sia importante e di garanzia usare e riciclare la nostra stessa cera.
Si presume che allo stato attuale  non usando piu’  contaminanti, dovranno passare almeno 20 anni per avere cera “Pulita” esente da residui chimici.

Pertanto si può   desumere che la preparazione dei fogli cerei da parte dell’apicoltore, garantisce:
à        Sicurezza  di sterilizzazione (se preparati seguendo le basilari norme);
à        Certezza di usare cera pura perché di fonte sicura – quindi cera senza aggiunta di cere vegetali – grassi animali – paraffine ed altri surrogati del petrolio e/o materiali chimici (antibiotici).
à        Certezza   di    ottenere    una resa superiore (alla costruzione del  favo)  da parte delle colonie ( dal 20 al 30%  ).


Materiale necessario   per una lavorazione casalinga, affrontando una minima spesa:

à        Una pentola a pressione ( per la sterilizzazione);
à        una pentola in acciaio oppure metallo smaltato – preferibile una pentola elettrica termostatata (per sciogliere la cera e tenerla a temperatura durante lo stampaggio)
à        Un mestolo – opportunamente rinforzato nel manico   (per colare  la  giusta quantità di cera nello stampo)
à        Una spatola in acciaio;
à        Un coltello in legno;
à        Stampo a pressione  misura dadant blatt 41X26 (del tipo in silicone);
à        Spruzzino tipo appretto per stirare n( con la soluzione distaccante – acqua e miele – sapone di marsiglia);
à        Compressore. 

Tecnica di sterilizzazione in casa:

Nel caso in cui   non utilizziamo sofisticate  attrezzature,  ci occorre  una comune pentola a pressione dove si applicherà un termometro da caldaia  che segna fino a 120°C.
Per ottenere una sterilizzazione completa basta  far bollire la cera  adagiandola su un letto  di 6 cm  di acqua a 120°C per circa 50 – 60 minuti

       Tecnica di stampaggio

à        Dopo averla  sterilizzata e filtrata,  la cera si mette nella pentola  termostatata:
à        Si  regola il termostato alla temperatura di  circa 68/70  gradi (in base alla temperatura ed umidità che vi è nell’ambiente).
à        Si procede  a spruzzare lo stampo con una soluzione di acqua  70% - alcool 10% – miele10% sapone marsiglia neutro10%;
à        Prelevare un mestolo di cera liquida e versare nello stampo in modo uniforme;
à        Chiudere  lo stampo facendo una leggera pressione in modo che il surplus della cera fuoriesca ed attendere qualche secondo.
à        Aiutandosi con una pistola ad aria  spruzzare sul lato superiore dello stampo  ed aprire .
à        Si procede   allo stesso modo  sulla parte inferiore dello stampo  e successivamente  si può togliere il foglio cereo stampato.
à        (Fare attenzione   i primi fogli cerei stampati non vengono perfetti poiché in questa fase lo stampo è ancora freddo)

     Sorge a questo punto la domanda! Conviene lavorare la propria cera?:

à        Se Sostituiamo  nr. 2 favi  per alveare l’anno;
à        Se Produciamo circa 1 chilogrammo di cera di opercolo ogni 100 chilogrammi di miele
à        Se ogni favo  sostituito produce 100 -110 grammi  di cera

       Presto si fa a calcolare!



Calcolo approssimativo per un  apiario di  20 arnie

à        Nr. favi sostituiti 40, chilogrammi di cera recuperata  4 – 4,4;
à        Miele raccolto per ogni alveare chilogrammi 17-20 , totale miele raccolto chilogrammi 680 -710. – cera recuperata  kg. 7.
à        Totale cera recuperata 7 + 4 = 11 Kg.
à        Totali fogli cerei  che si possono stampare circa 90/100 da 110-115 grammi cadauno.
à        Totale fogli cerei che abbiamo bisogno nel nostro apiario 40 – 50 (per la sostituzione + imprevisti)
à        Ci rimangono  a disposizione  altri 50 fogli cerei  che possiamo usare per sciami – nuclei  oppure regalare.
à        Non conteggiamo il lavoro,  che per noi è un piacere  (circa 3 ore  per il solo stampaggio)

       ××iaÌaiØØ

Molti apicoltori si stanno orientando di conseguenza verso una differenziazione del lavoro fondendo  separatamente la cera dei favi vecchi da nido da  quella di opercolo. Per chi lavora con le sceratrici a vapore  si tratta semplicemente di partire dalla fusione degli opercoli (a macchina pulita) raccogliendo i pani di cera di opercolo e tenendoli separati dall’altra cera. Successivamente si passerà alla fusione dei favi vecchi ottenendo una cera meno gialla e pura. In questo modo possiamo gradualmente fare una scorta di cera di opercolo pura e prive di residui chimici. Questa cera può essere utilizzata in due modi:

à        Avendone un buon quantitativo (circa un quintale) è possibile conferirla ad un laboratorio , per  ottenere una lavorazione individuale dalla quale potremmo ricavare   fogli cerei  fatti con la stessa cera che abbiamo fornito;

à        Avendone piccoli quantitativi è possibile appoggiarsi a qualche apicoltore dell’associazione che abbia a disposizione un’ attrezzatura meno professionale con lo stampo per la produzione   di fogli cerei.

La cera derivante da favi vecchi potrà invece essere semplicemente conferita per un cambio.
Il rinnovo dei favi da nido è questione di vitale importanza.
 Aprendo un’arnia del nostro apiario, se lavoriamo bene, si dovrebbero trovare al massimo due o tre favi vecchi da sostituire, gli altri dovrebbero essere favi nuovi fatti costruire negli ultimi due anni. Ogni anno è necessario rinnovare come minimo 2-4 favi per ogni famiglia garantendosi un rinnovo completo del nido ogni tre anni.
Ma è buona norma tenere favi a magazzino per poter fornire scorte di miele in caso di necessità e per produrre nuovi nuclei estivi in periodi in cui le api costruiscono poco.
Concludendo il rinnovo dei favi da nido e da melario e la costruzione di molti fogli cerei ogni anno è buona pratica sia in termini di prevenzione contro malattie come ad esempio la peste americana sia come condizione necessaria per una conduzione moderna ed efficace del proprio apiario.


Sperando di aver contribuito nel trasmettere interesse e curiosità per questo prodotto dell’alveare non sempre  considerato,  invito  mettendomi  a  disposizione  di tutti quelli  che volessero vedere,  un ciclo di lavorazione,  sia con stampaggio a mano “di nicchia”  che  a rulli per illustrare  le tecniche di “pulizia – sterilizzazione -  fusione  e affinazione  - stampaggio.” Per un confronto costruttivo e di arricchimento per tutti noi.-

Grazie e buon lavoro a tutti gli amici apicoltori
Salvatore Dr. GIUFFRIDA













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